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Il Carcere Borbonico di Caltagirone apre al pubblico l’antica Camera della tortura

Il Carcere Borbonico, uno fra i più significativi edifici di Caltagirone e della sua storia, si racconta. Domenica 30 luglio, alle 17,30, l’antica Cam

Il Carcere Borbonico, uno fra i più significativi edifici di Caltagirone e della sua storia, si racconta. Domenica 30 luglio, alle 17,30, l’antica Camera della tortura, posta a piano terra, sarà aperta al pubblico. Consta di due ambienti, separati da un arco: uno riservato alla Corte di Giustizia, l’altro destinato alle torture, raggiungibili attraverso un passaggio segreto che si apre sullo scalone principale dell’immobile. Si tratta di un’ipotesi di ricostruzione dell’assetto originario, effettuata dal consulente a titolo gratuito per le attività culturali, prof. Giacomo Pace Gravina, (che ha così messo al servizio della città le proprie competenze storico – giuridiche) e basata sulla relazione dell’architetto Natale Bonaiuto, autore del progetto del Carcere, risalente alle fine del 1700.

Carcere Borbonico Caltagirone

Il locale era destinato all’esperimento della tortura giudiziaria: secondo l’antica procedura penale, essa era il sistema comunemente ammesso per ottenere la confessione dell’imputato. Lo strumento utilizzato era la corda, che consisteva nel sospendere a mezz’aria il “paziente”, strattonandolo per procurargli dolore e indurlo così ad ammettere le proprie responsabilità. La nuova illuminazione della Camera della tortura è stata donata dalla ditta Sicurtel di Antonio Bellassai. La ricostruzione dell’ambiente contribuisce fortemente a far comprendere la vera natura dell’antico edificio e a farne riscoprire l’originale destinazione. Il lavoro era stato avviato dall’ex assessore alle Politiche culturali e delle Tradizioni, Vito Dicara.
Sono state inoltre predisposte, dal prof. Pace Gravina, le didascalie, in italiano e inglese, che illustrano la destinazione originaria dei diversi ambienti dell’immobile, come ad esempio il grande carcere criminale, il carcere femminile e la sala per le udienze della Corte Capitaniale.
«In questo modo – sottolinea il sindaco Gino Ioppolo – si rivitalizza la già apprezzata offerta culturale e turistica dei Musei civici. Mettere in luce alcune sale del Carcere Borbonico o rendere più comprensibile e apprezzabile la visita di altre significa, infatti, compiere un’operazione di valorizzazione dello storico edificio, capace di suscitare suggestioni intense».

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