Società Un quarto di secolo dopo l'appello anti-mafia di papa Giovanni Paolo II ad Agrigento, affollato convegno nella sede acese del Credito siciliano con tema “Convertitevi! – Sguardo recente su mafia e società" organizzato dalla Diocesi della città ionica, relatori il vescovo di Acireale mons. Antonino Raspanti, il procuratore nazionale anti-mafia Federico Cafiero De Raho e il procuratore di Catania Carmelo Zuccaro
Lo scorso 15 febbraio, la Diocesi di Acireale ha organizzato nella sala convegni del Credito siciliano della cittadina ionica l’incontro “Convertitevi! – Sguardo recente su mafia e società”, a partire dalla lettera dei vescovi di Sicilia a 25 anni dall’appello di San Giovanni Paolo II ad Agrigento, pubblicata a maggio del 2018. Tale conversazione è stata proposta da S.E.R. Mons. Antonino Raspanti, vescovo di Acireale e vice presidente della Conferenza episcopale italiana. Presenti al tavolo della conferenza anche il procuratore nazionale antimafia
Federico Cafiero De Raho e il procuratore capo di Catania Carmelo Zuccaro. Moderatore è stato il giornalista Salvo Fallica.
Mons. Antonino Raspanti: «I mafiosi non sono uomini di onore ma della vergogna. Sono l’anti-Stato, l’anti-Vangelo e l’anti-uomo. La mafia è disastroso deficit culturale. Convertitevi significa passare dalle parole ai fatti. Io, pastore, non voglio condannare l’uomo che non sta nelle leggi ma voglio aiutarlo a rompere nella sua coscienza con il male. Dio sì giudica nella misericordia ma sulla terra abbiamo una responsabilità cioè tagliare pubblicamente con chi non sta nella verità».

Da sinistra Fallica, Cafiero De Raho e Zuccaro
Federico Cafiero De Raho: «Le mafie si combattono con l’etica dei comportamenti. L’uomo deve essere sempre rispettato per quello che è. La dignità umana prima di tutto. Il valore più importante è la libertà. Niente allora ci può fare paura. La libertà e la costituzione fanno ricchi l’uomo. La libertà è il principio di solidarietà per diventare cittadini consapevoli».

Un momento del convegno
Carmelo Zuccaro: «La cultura della legalità si contrappone alla cultura mafiosa e dell’illegalità. Credere nel primato della legalità è credere sulla forza della legge per perseguire l’interesse pubblico e non quello personale. Rafforzare il senso di solidarietà tra gli imprenditori onesti che non accettano i vantaggi indebiti che derivano dai corrotti. Sono pochi coloro che con l’arroganza macchiano le nostre città. Non vi sono manifestazioni esterne eclatanti però la mafia non è in crisi. Armi, capitali e collusione con la politica e l’imprenditoria sono i mezzi che la mafia utilizza oggi».

Un momento del convegno

La sala gremita di pubblico