Eventi Il cantocunto di Vincenzo Pirrotta sull'Odissea, venerdì 7 agosto spettacolo all'alba al Teatro di Segesta
Una delle etimologie più accreditate per spiegare quale realtà antropologica possa nascondersi davvero dietro il nome di Omero è quella che collega Ho’meros a homou arein “connettere insieme” con riferimento all’attività del rapsodo nei suoi incontri di cantocuntu-recita al pubblico.È dalla suggestione che evoca quel “connettere” che è nata la scelta dei canti che Vincenzo Pirrotta ha deciso di leggere ed interpretare, venerdì 7 agosto all’alba del Teatro di Segesta.

Vincenzo Pirrotta
Si tratta di parte del Canto IX (Il Ciclope) e del Canto XII (Scilla e Cariddi) dell’Odissea in cui la bellezza della poesia omerica, l’avventuroso viaggio, l’ammaliante e fatale “voce” degli dei guardano all’oggi in quella eterna “connessione” che era, è e sarà il compito di ogni aedo, di ogni artista.
Gli interrogativi che prendono vita nel mio animo – afferma Pirrotta – si rinnovano ad ogni lettura, intima o pubblica, del poema: qual è, cosa è, chi è, il gigante, il mostro antropofago che abita la nostra terra, da quale canto delle sirene ci lasciamo conquistare o deviare, da quale cagna latrante ci lasciamo sbranare, quale vorace fame ci spinge a divorare la cosa più sacra?
Per ritornare a meditare su tali domande ho scelto di leggere i canti nella nuovissima traduzione in esametri di Daniele Ventre ed edita da “Mesogea”.