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Viva la Vita. Il video di Paolo Antonio girato al Bellini di Acireale

Video Il cantautore catanese ha scelto il teatro distrutto da un incendio nel 1952 per il video del suo nuovo singolo: «E' metafora della vita di chi possiede un talento ma non riesce a esprimerlo»

Dopo “Piacere Salvatore”, il brano antiracket a sostegno di Addiopizzo che è arrivato alla finale del Premio Musica contro le Mafie, il cantautore catanese Paolo Antonio lancia oggi il suo nuovo singolo dal titolo “Viva la Vita”. Un brano che, sulle note di una musica sempre orecchiabile e di un ritornello che entra subito in testa, racconta il disagio di una generazione messa di fronte a un bivio: restare in Italia o scappare via?
Il videoclip è stato girato al Teatro Vincenzo Bellini di Acireale, distrutto da un misterioso incendio nel 1952 e, da allora, abbandonato al suo silenzio. La scelta di questo luogo è strettamente legata al tema del brano: «Un teatro abbandonato – afferma Paolo Antonio – oltre a rappresentare il simbolo di un’Italia che non sa valorizzare il proprio patrimonio, è metafora della vita di chi possiede un talento ma non riesce a esprimerlo».

Paolo Antonio

Paolo Antonio

Protagonista del video è un improbabile direttore d’orchestra (Alfio Pappalardo, il padre del cantautore Paolo Antonio) che, con il suo abito malconcio alla Charlot, incurante di trovarsi in un teatro deserto, inizia a brandire la bacchetta per dirigere il suo concerto immaginario. «Ed è lui che suggerisce la risposta al dilemma – dice Paolo Antonio -: credere nei propri sogni e sfidarsi per realizzarli, indipendentemente da dove ci si trovi».

“Una generazione di cuori depressi come salici” – come recita il testo della canzone – rivendica il diritto ad ambire, a sognare, a fare progetti. E il cantautore, che di quella generazione fa parte, svela il significato autobiografico del brano quando dice “mi sento nato negli anni sbagliati”. Dal testo, però, emerge anche la consapevolezza che le cose non sempre vanno come vorremmo e che la felicità, forse, sta proprio nella lotta quotidiana per ciò in cui crediamo. E dunque “Viva la vita che non va”. Negli ultimi mesi, successivamente alle riprese, il Bellini è stato oggetto di alcuni interventi di restauro che hanno reso fruibile il foyer. «Questo è il segnale di una speranza che dobbiamo continuare ad alimentare – dichiara Paolo Antonio – avendo il coraggio di restare per cambiare le cose».

L’arrangiamento di “Viva la Vita” è di Carlo Longo, la regia dei fratelli Bruno e Fabrizio Urso. Proprio da loro, che sono acesi, è nata l’idea di girare al Teatro Bellini. Una proposta subito accolta con entusiasmo dal Sindaco Roberto Barbagallo: «L’iniziativa è lodevole. Va nella direzione verso la quale sta andando l’amministrazione: recuperare tanti luoghi trascurati da tempo, ma dall’alto valore storico e culturale. Non appena ho ricevuto la richiesta – continua il sindaco – ho immediatamente condiviso lo scopo del video, di accendere i riflettori sull’abbandono del nostro patrimonio e sulla necessità di recuperarlo. Quanto al Teatro Bellini abbiamo restaurato le prime tre stanze. Cercheremo di andare avanti, ma occorre trovare i fondi».

Testo

È una combinazione di fattori congiunturali e ciclici.
È una generazione di cuori depressi come salici.
Si stava meglio quando? si stava peggio quando?
Chi si accontenta gode? solo a metà!
E chi non si accontenta se ne va.

Rit. Viva la vita,
viva la vita che viene e che passa,
viva la vita che non va.
Viva la vita,
viva la vita che non si rilassa,
viva chi sopravviverà.

Muoiono le ambizioni,
la creatività.
E non sei quello che vorresti,
ma quello che detesti,
qualcosa cambierà?
Vi prego fatemi urlare di felicità!

Rit. Viva la vita,
viva la vita che viene e che passa,
viva la vita che non va.
Viva la vita,
viva la vita che non si rilassa,
viva chi sopravviverà.

Ed io che faccio una vita? una vita da can? tautore,
mi sento nato negli anni sbagliati.
Suono delle note dolenti,
tasti da non toccare,
e a volte mi vien voglia di scappare,
a volte mi vien voglia di scappare,
a volte mi vien voglia di restare.

Arrangiamento: Carlo Longo
Regia: Bruno e Fabrizio Urso
Foto di copertina: Laura Finocchiaro

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