Blog Caro Babbo Natale, non ti ho chiesto mai niente ma ora ti chiedo una cosa non per me personalmente ma buona per tutti: cinema e teatri aperti per Natale. O meglio, da Natale in poi. Lo so che il Coronavirus impazza ovunque, Italia compresa. Ma come hanno dimostrato i dati, compresa una recente indagine dell'Agis, i contagi non vengono dalle sale adibite a spettacolo che hanno fatto di tutto per rispettare le regole anti-virus
Caro Babbo Natale, non ti ho chiesto mai niente, anche perché nei miei 57 anni non ho avuto mai bisogno di te. Da buon siciliano a me i regali da bambino li portavano i “mutticeddi”, i defunti della nostra tradizione meridionalista, e tuttalpiù la Befana a ciclo delle feste compiuto. Nella breve parentesi padana della vita della mia famiglia, poi, dalla mia infanzia ai cinque anni, ci pensava Santa Lucia raccogliere le letterine dei bambini. Comunque sia, adesso scrivo a te, visto che, figli come siamo tutti della globalizzazione, sei rimasto in questa fase dell’anno l’unico “gestore” planetario delle strenne di fine anno.
Cosa ti chiedo? Nulla per me personalmente ma una cosa per tutti: cinema e teatri aperti per Natale. O meglio, sale cinematografiche e teatrali aperte da Natale in poi. Lo so che c’è la pandemia da coronavirus che impazza in tutto il mondo e che in Italia registra in questi giorni numeri mai visti di nuovi contagi giornalieri. Numeri che sono in crescita esponenziale anche dal giorno – il 26 ottobre – in cui il governo italiano ha deciso per la nuova chiusura di tutte le sale fino al 3 dicembre.

Babbo Natale
E il punto è proprio questo. Cinema e teatri sono chiusi e i numeri comunque salgono in maniera veloce. E fino a quando sono stati aperti, fino al 25 ottobre scorso, cinema e teatri – il cui ingresso ricordiamo era molto contingentato con una capienza massima di distanziatissime 200 persone alla volta -, numeri alla mano, non hanno causato nuovi contagi in numero rilevante. Ogni sala è stata attenta a misurare la temperatura di chi entrava, a raccomandare di igienizzare le mani, e, in più, il pubblico si era pure abituato ad assistere agli spettacoli anche con la mascherina indosso. Tanto che l’Agis, l’Associazione generale italiana dello spettacolo, che aveva realizzato un’indagine propria su poco meno di 350 mila spettatori (347.262 per l’esattezza) che avevano preso parte a spettacoli di lirica, prosa, danza e concerti, con una media di 130 presenze ad evento, dal 15 giugno, giorno successivo alla riapertura post-lockdown, al 3 ottobre, ha registrato un solo caso di contagio segnalato dalle Aziende sanitarie locali.

Il Teatro Biondo di Palermo
Ora, caro Babbo Natale delle due l’una: o cinema e teatri sono zone di potenziale rischio o non lo sono. E mi pare quasi evidente che non lo sono. Quest’ultima chiusura forzata rischia seriamente di mettere in ginocchio due comparti culturali, e il loro indotto, molto importanti. Quindi, finita questa fase di attacco ai nuovi contagi, perché non ripartire con cinema e teatro proprio dalla festa delle feste? A qualsiasi ora del giorno, aggiungo io. Mi sta bene anche la chiusura totale delle attività dalle 22 fino all’indomani mattina (anche se, a mio avviso, il “tutti a casa” alle 23 sarebbe anche meglio) ma cosa ci vieta di fare matinée cinematografiche e teatrali (soprattutto nei week end) e repliche pomeridiane fino alle ore 20 per permettere a chiunque di tornare a casa per tempo? Volere è potere e cinema e teatri tornerebbero ad avere il loro pubblico condannato al momento alla dittatura della tv o dei portali cinematografici web a pagamento (vedi i vari Netflix o Amazon Prime o Disney Channel). E poi che Natale sarebbe senza film e cartoon al cinema e senza il gospel dal vivo?
Babbo Natale – o se vuoi ti chiamo Santa Klaus visto che un dono immenso anticipato (sia agli americani, sia al mondo intero) lo hai già fatto facendo uscire l’immondo Trump dalla Casa Bianca – io la mia richiesta te l’ho fatta. Attendo tue.
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