Blog Era nata nel 1922 Judy Garland, come Gassman o Pasolini, una vita breve iniziata un secolo fa e schiacciata dai lucrosi ingranaggi di Hollywood. La sua versione di "Over the rainbow", colonna sonora del "Il mago di Oz" resta una delle canzoni più belle mai scritte perché da qualche parte, sopra l’arcobaleno, «i sogni diventano davvero realtà». Il modo migliore per augurarci buon anno nuovo e per tornare a parlare di futuro
«Da qualche parte, sopra l’arcobaleno…». Chissà perché mi viene in mente Somewhere over the rainbow, una delle canzoni più belle che siano mai state scritte, mentre inizio a scrivere per augurare buon anno a chi legge.
Ma certo che lo so, il perché: perché da qualche parte, sopra l’arcobaleno, «i sogni diventano davvero realtà», e oggi non ci è dato sognare che la fine di questo morbo infame e caparbio; perché da qualche parte, sopra l’arcobaleno, domani io «mi sveglierò quando le nuvole saranno lontane dietro di me», e come me tutti voi.
Sarebbe bello, vero, svegliarci domani in un mondo senza Covid, tornare a festeggiare il capodanno con gli amici, tornare a parlare al futuro, a progettare, a vivere con la pienezza che questo breve soggiorno sulla terra merita e anzi esige.
Per sognarlo i più nostalgici, quelli che come me non hanno capito un tubo dell’ultimo 007 e rimpiangono Casablanca, anziché infilare nel lettore DVD il solito La vita è meravigliosa di Frank Capra, magari opteranno per Il mago di Oz di Fleming, dove una dolcissima adolescente di nome Judy Garland levava al cielo quelle note colme di speranza. Film forse dolciastro e un po’ abborracciato, ma fantasioso e candido, di quel candore che i nostri figli troppo smagati oggi confondono con la più obsoleta grulleria.
E «chi diavolo era ‘sto Fleming?» chiederanno, quelli tra loro che studiano al DAMS e sanno tutto di Sorrentino e Garrone e nulla di Hawks, Ford, Curtiz, Preminger, Lubitsch, Cukor, Wyler.
Come: chi era Victor Fleming? Asini che siete, sappiate che nello stesso 1939 del Mago di Oz Fleming girò Via col Vento! Ho detto: Via col vento!
Formidabile macchina dei sogni, quella Hollywood! Diciamolo pure, cari coetanei, che Humphrey Bogart e Jimmy Stewart hanno contato nella nostra formazione (prima di tutto umana) ben più di Schopenhauer e di Benedetto Croce! O no? Però… però…
Però quella macchina – di sogni? di soldi! – schiacciava spietatamente le vite di chi finiva nei suoi lucrosi ingranaggi, e fra le altre quella della soave Judy Garland, fin da bambina schiavizzata, drogata, destinata a una vita infelice.
Hollywood fu anche un cimitero, e quella epidemica infelicità, il senso di morte strisciante in quei set, circolano in capolavori come Viale del tramonto di Billy Wilder o come Gli spostati di John Huston, dove Marilyn Monroe, Clark Gable e Montgomery Clift recitano ognuno il prprio mal di vivere, e piangono la fine di quel sogno come degli indomiti mustang della prateria. Moriranno tutti e tre, Marilyn, Gable e Monty Clift, poco dopo aver girato quel film.

Frances Ethel Gumm in arte Judy Garland, 1922-1969
Judy no, Judy sopravvisse. Ma fu, la sua, una interminabile, dolorosa agonia. Era nata nel 1922, e guardacaso proprio nell’anno nuovo festeggeremo l’anniversario della sua nascita, come quelli dei nostri Gassman e Berlinguer, Pasolini e Fenoglio. Festeggeremo? Furono vite felici, serenamente concluse, quelle di Judy, di Pierpaolo e degli altri? E la nostra lo è?
Ma via, bando ai dubbi e ai timori, da qualche parte sopra l’arcobaleno il sole tornerà a sorgere. Perciò auguri, auguri a tutti.
Come diceva Rossella O’ Hara? «Dopotutto, domani è un altro giorno»: perciò si può e si deve sperare e brindare. Magari col vecchio Amedeo Nazzari: «chi non beve con me peste lo colga!». No, per carità, nessuno parli più di pestilenze, meglio un Martini. Ma, mi raccomando, «agitato, non mescolato»…
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