Blog Sergio l’ha tenuto in braccio, il cadavere di Piersanti. Sergio, quella domenica, volle prendere in braccio il proprio dolore, quasi a pesarlo. Piersanti era il fratello maggiore, uomo delle Istituzioni fino all’ultimo. Chissà quanto all’uomo Sergio ha pesato quel ricordo nella scelta adesso di esserci ancora, al servizio dello Stato, come suo fratello. Forse non lo sapremo mai
Sergio l’ha tenuto in braccio, il cadavere di Piersanti. Sergio era il piccolo, cioè non ha un ricordo d’infanzia senza Piersanti, non ha un esempio al posto di Piersanti, ucciso a pistolettate dalla mafia, di domenica, davanti alla sua famiglia, perché si ostinava a essere uomo di Stato, presidente della Regione Siciliana. Sergio, quella domenica, volle prendere in braccio il proprio dolore, quasi a pesarlo, ché siamo fatti di materia, e il dolore chiama alla misura per non sentirsi sopraffatti a dismisura. Piersanti era il fratello maggiore, uomo delle Istituzioni fino all’ultimo. Chissà quanto all’uomo Sergio ha pesato quel ricordo nella scelta adesso di esserci ancora, al servizio dello Stato, come suo fratello. Forse non lo sapremo mai. Ma sappiamo con certezza d’ammissione che Mattarella c’è, mettendo da parte l’attesa personale, per far posto all’esigenza sociale. Che sia un messaggio ai no vax, può essere. E’ senz’altro però il manifesto di un uomo che può diventare adesso, in questo limite di vita politica, sanitaria ed economica italiana mai sperimentata così a lungo prima, un eroe. Cioè, chi non perde umanità in condizioni estreme, sacrificando sé stesso per il bene della comunità a cui appartiene. Chissà se Piersanti sorride adesso. Non lo sapremo mai.

Piersanti Mattarella
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