Recensioni Bel concerto in memoriam del tenore scomparso voluto dalla Camerata Polifonica Siciliana, un sentito omaggio ai canti popolari della migliore tradizione isolana imbastito con grande sentimento dal possente tenore Angelo Villari, dall’incisivo soprano Marianna Cappellani e dal bravo pianista Rosario Cicero
La Sicilia è bedda, ma proprio bedda. Con tale sentimento pensava alla sua terra il compianto tenore Marcello Giordani scomparso recentemente, lasciando un grande vuoto nel mondo della musica; e in cuor suo coltivava l’idea di un concerto sulla sua martoriata terra. E proprio con un bel concerto in suo onore, venerdì 17 luglio, lo ha voluto ricordare, nella suggestiva Corte del museo Diocesano, la Camerata Polifonica Siciliana sostenuta dall’occhio attento del suo presidente Aldo Mattina e del suo direttore artistico Giovanni Ferrauto. Il risultato? Un sentito omaggio ai canti popolari della migliore tradizione isolana imbastito con grande sentimento dal possente tenore Angelo Villari, dall’incisivo soprano Marianna Cappellani e dal bravo pianista Rosario Cicero: magicamente insieme il terzetto ha spaziato dalla celeberrima “Mi pozzu maritari” a “Ciatuzzu beddu” (dal film Il padrino) fino a canti veraci come “Sicilia bedda” e la toccante “Ninna nanna palummedda”.

Rosario Cicero, Marianna Cappellani e Angelo Villari, foto Gattopino
Molto gradita al numeroso pubblico anche la seconda parte della serata, dedicata a brani tratti dalla Cavalleria rusticana di Mascagni, dove tenore e soprano hanno duettato magnificamente in “Tu qui Santuzza?”
Eppure il momento più toccante è stato l’esecuzione dell’indimenticabile “Vitti na crozza”, animata da un convincente arrangiamento e dalla dolcissima interpretazione di Angelo Villari: le note della profonda canzone siciliana hanno pervaso la corte del Museo, svelandola un inno alla morte, a dispetto della tradizione che l’ha sempre intesa come una delle melodie più allegre del folklore siciliano grazie al suo lalalalero lalero lallalà.
Il bis non poteva infine che essere la canzone più amata da Marcello Giordani, “E vui durmiti ancora”. Lu suli è già spuntatu nta lu mari e vui, bidduzza mia, durmiti ancora: così l’incipit del poeta catanese Giovanni Formisano, sicilianità allo stato puro, che il tenore aveva cantato solo un anno fa proprio nello stesso luogo.
Tanta emozione e tanti applausi in memoriam. Una bella serata per non dimenticare un artista che amava tanto la sua Sicilia bedda.
Cicero, Cappellani e Villari salutano e ringraziano il pubblico, foto di Gattopino
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