Recensioni Il regista e attore Salvatore Guglielmino si è cimentato con il Paradiso di Dante nell'incantevole scenario della chiesa di San Nicolò L’Arena di Catania. La prova è stata superata affidandosi a una regia essenziale con l’apparire e sparire dei personaggi sull’altare intervallati da un’atmosfera celestiale grazie a giochi di fumo e danzatori e danzatrici di bianco vestiti
Quale migliore palcoscenico naturale per un viaggio nel Paradiso dantesco del monumentale altare della Chiesa di San Nicolò l’Arena di Catania? Salvatore Guglielmino, regista e attore, ci ha riprovato convincentemente il 7 e 8 dicembre scorsi, dopo il successo al Castello Ursino della rassegna Mitoff dedicata al teatro classico, cimentandosi con un testo arduo, puntellato di sottigliezze teologiche, come la terza cantica dantesca.
E l’impresa non era certo facile. Guglielmino supera adeguatamente la prova, affidandosi a una regia essenziale con l’apparire e sparire dei personaggi sull’altare intervallati da un’atmosfera celestiale grazie a giochi di fumo e danzatori e danzatrici di bianco vestiti, nei panni dei beati sotto l’attenta guida di Pietro Gorgone, responsabile del Balletto di Sicilia. E via via Alessandro Ferrari nelle vesti di Dante, con una recitazione molto misurata, ha introdotto gli spettatori all’ineffabile mondo paradisiaco, guidato, come figlio dalla madre, dalla sua Beatrice (una brava Martina Minissale).

Alessandro Ferrari e Martina Minissale in “Il Paradiso di Dante” riletto da Salvatore Guglielmino
Così sfilano sulla scena, sulla scia di musiche evocative, i grandi personaggi del Paradiso: la dolce Piccarda Donati (Elena Ragaglia) e la sua compagna di cielo Costanza d’Altavilla (Concita Lombardo, interprete anche di Cunizza da Romano), l’imperatore Giustiniano e il trisavolo Cacciaguida (un convincente Federico Fiorenza), forse non felicissima la scelta di recitare prima i versi in originale e poi spiegarli in forma più semplice: ma probabilmente la buona intenzione del regista era quella, lodevole, di fare opera di diffusione della più ardua cantica della Commedia, che si nutre di una lingua aulica e preziosa e di un mondo senza spazio né tempo.

Una scena del “Paradiso di dante” riletto da Salvatore Guglielmino
Bella davvero la scena finale, nella quale Dante viene esaminato da San Pietro (un valido Massimiliano Grassia), durante la quale la gradevole piéce ha davvero raggiunto punte di intensità notevoli. Poi tutto si è misticamente annullato in quell’amor che move il sole e l’altre stelle, siglando un esperimento teatrale interessante, che speriamo possa contribuire alla sempre maggiore divulgazione dei celesti versi del Sommo Poeta.
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